La Fraternalcompagnia ha messo la Commedia alla base della propria didattica, per quello che ci riguarda non esiste tecnica teatrale che avvicini di più l’attore verso una completezza del suo recitare. Tutti i grandi maestri di teatro hanno frequentato la Commedia e ne hanno riconosciuto il valore nella formazione dell’attore. E’ un genere molto faticoso che richiede una dedizione ed un amore per il teatro di grande spessore, ma non esiste attore che possa eguagliare un bravo attore di Commedia dell’arte. Gli elementi che compongono - la costruzione del personaggio, i suoi ritmi, il suo corpo scenico e vocale, la sua capacità di immedesimazione nel sentimento - esaltato la preparazione di ogni attore. Da un punto di vista della produzione teatrale la Commedia dell’arte è anche un ottimo punto di partenza per la scoperta di un percorso verso il teatro moderno, la FraternalCompagnia sta percorrendo una sperimentazione che porta avanti da due anni tra commedia dell’Arte e musica Jazz. Questi due generi hanno diverse cose in comune, naturalmente l’improvvisazione ma anche un determinato modo di usare il ritmo, la sincope, e attraverso la maschera, sono unite da matrici primordiali, magiche, che ci riportano all’africa e ai suoi riti. Una scoperta interessante che abbiamo fatto a titolo di esempio consiste nel fatto che la fiscità della maschera non si adatta agli strumenti di matrice europea, come, volini, tastiere ma sposa in modo formidabile gli strumenti più primordiali come percussioni e fiati, e tutto questo viene approfondito nel corso del progetto triennale l’Eredità della maschera che la FraternalCompagnia realizzarà a partire dal 2010 assieme a numerosi artisti. Diversi ricercatori cercano una via al contemporaneo attraverso la Commedia dell’arte e prima fra tutte Claudia Contin che lavora sulla tragedia dell’arte. Io (Massimo Macchiavelli) ho avuto modo di lavorare ad una regia su poesie di Dino Campana seguendo questo metodo e mi sono reso conto delle possibilità moderne che tutte le variabili tecniche e l’approccio alla Commedia implicano. Siamo molto stimolati dal suo lavoro e cerchiamo inoltre di seguire il percorso di un altro grande maestro, Michele Monetta, che attraverso spettacoli e didattica propone rigore storico e lavoro sul grottesco, sulla poesia e sul “buio dell’anima”, che rendono il suo lavoro unico e moderno. Grazie a questi maestri e altri che non elenco ma che collaboreranno in un modo o nell’altro con la nostra Compagnia, la Commedia dell’arte vive e ha buone speranze di essere sempre più diffusa.
Per concludere riporto una definizione di Commedia dell’arte che mi ha scritto Adriano Iurissevich, mettendola in comune con chi ci segue: …teatro gioioso, teatro giocoso, gioco serio. Negazione di una concezione pesante, tragica “missionaria” del teatro e della pedagogia (visione russa e americana (Stan Actor's), di maestri che bastonano e accollano al teatro compiti di redenzione. Niente attore sacro, al contempo attore rigoroso, preparato e disciplinato. Attore che suda, ma leggero e che non si prende mai troppo sul serio. Ciò permette un approccio umano e relativo, nessun compito salvifico, per effetto contrario si può sfiorare una dimensione di mistero, apparizioni mercuriali, scoperte sospese, profonde verità appena toccate, domande sospese e mai retoricamente risolte. Commedia specchio dell’ umano, laboratorio di umanizzazione (tutto il mondo è Commedia!) palco/specchio....